mezzanotte!

Quartier Generale

Checkpoint – 10/01/2008 ore 24.07

Metto la mano in tasca e prendo la chiave per la porta blindata. Il sistema di sicurezza è cambiato da qualche mese ed il gelido accesso d’acciaio ha lasciato spazio ad una nuova chiusura a 12 perni che serra ermeticamente l’entrata sui quatto lati. Tecnologia che il Direttivo del quartier generale ha importato dalla Russia. Il suo ultimo impiego è stato a bordo del Kurks. L’involucro del meccanismo è in legno, un rivestimento classico, anche se a causa del continuo utilizzo, la zona intorno al dispositivo di sblocco comincia a perdere colore. Inserisco la grossa chiave e sento gli argani muoversi all’unisono. E poi l’ultimo scatto. Una fenditura si apre dalla cerniera e si trasforma lentamente in una apertura vera e propria utile al passaggio. In silenzio, entro. L’ambiente è buio. Nell’oscurità mi muovo bene, mi trovo a mio agio, non ho paura, soprattutto al quartier generale. Conosco l’ambiente come le mie tasche. Chiudo gli occhi per non affaticarli a cercare la luce. Accompagno la porta blindata, lentamente e con calma. Si poggia senza emettere alcun suono, ma io me ne accorgo. Sono anni che alleno il mio tatto a percepire ogni minima ed impercettibile sensazione. Respiro calmo, occhi chiusi, espressione sicuramente riposata. Mi volto. Qualcosa di freddo mi si posa alla carotide. Sento il filo della lama solcare la pelle, distintamente, ma con tocco leggero, professionale.

“Chi sei? Identificarsi!”
“Matricola 001, Signore!” rispondo fiero

Dal fondo del corridoio:

“Signore, ho già chiamato l’unità clinica per il trasporto ed il successivo controllo. Il soggetto deve essere davvero in gravi condizioni! Sono le 24.08″

“Se mi è concesso, io sto bene, non vedo perché…”
“Ottima mossa, colonnello! In quanto tempo saranno qui?”
“Pochi minuti, Signore! Orario previsto: duequattropuntounodue, Signore!”

Mi divincolo, rendo inoffensivo il Generale sottraendogli l’arma.

“Non potete comportarvi sempre così, se torno così presto a casa! Papà, mamma, io vado in camera mia, buona notte e richiamate il 118, vi ho detto che sto bene!”

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